Trofeo Binda, Bruges-De Panne, Gent-Wevelgem, Amstel Gold Race, Parigi-Roubaix e Freccia Vallone. Questi sono i nomi delle sei grandi Classiche di Primavera conquistate dalle atlete italiane, un bottino mai così opulento nella storia del ciclismo femminile. Al cospetto delle nostre portacolori si sono dovute inchinare anche le ben più blasonate olandesi, dominatrici della scena nell’ultimo decennio e vero caposaldo della disciplina.

La straordinaria cavalcata delle azzurre è, tuttavia, iniziata nell’autunno dello scorso anno, fra gli scoscesi muri tipici delle stradine belghe. Sul traguardo di Lovanio ha infatti alzato le braccia al cielo Elisa Balsamo, ventitreenne fino a quel momento sconosciuta al grande pubblico. Pilotata con destrezza dalle esperte Bastianelli e Longo Borghini, la cuneese si è imposta proprio su un’olandese, ovvero Marianne Vos.

Quel successo insperato e inaspettato è stato un punto di svolta per il nostro movimento, una presa di consapevolezza delle potenzialità ancora inespresse di molte ragazze.

Una cavalcata inarrestabile

All’apertura della stagione 2022 su strada, tutti gli occhi erano puntati sulla maglia iridata della Balsamo, trasferitasi nel frattempo alla Trek-Segafredo. L’azzurra si è dimostrata fin dai primi colpi di pedale all’altezza delle aspettative e delle speranze riposte in lei dal team statunitense. Supportata da compagne del calibro di Van Dijk e Longo Borghini, ha incamerato tre successi di fila in altrettante corse della massima categoria. Si è così meritata di diritto un posto nel novero delle migliori sprinter in circolazione.

Archiviate le prove adatte alle ruote veloci, le possibilità di successo per l’Italia sembravano circoscritte alla solita Elisa Longo Borghini, faro del nostro movimento negli ultimi anni e unica in grado di scalfire il dominio delle orange. A sorpresa invece, il quarto successo nel Women’s World Tour ha avuto come protagonista Marta Cavalli, scalatrice fino a quel momento considerata promettente ma poco vincente. Nella prima prova sulle Ardenne, la cremonese ha annichilito tatticamente e fisicamente le avversarie, con un attacco in un momento cruciale della corsa. Dopo l’Amstel, è arrivato un altro successo, ancora più importante se si considera il raffronto fra le sue caratteristiche fisiche e quelle del percorso. Battere Annemiek Van Vleuten sul Mur de Huy è un’impresa che nessuno avrebbe pronosticato sino a qualche settimana fa.

A cavallo fra questi due successi, nel profluvio di vittorie che ha inondato il ciclismo femminile, è arrivato anche il sigillo della Elisa più “matura”. Nella Classica per eccellenza, la Parigi-Roubaix, l’azzurra si è imposta a modo suo. Con un attacco ai meno 30 km dall’arrivo e una fuga solitaria, è giunta trionfante nell’iconico velodromo.

I riconoscimenti che non arrivano

Sei vittorie su dieci, di cui cinque in terra belga e olandese (senza dimenticare l’assolo di Chiara Consonni alla Dwaars door Vlandereen). Un ammontare così elevato di successi, se ad appannaggio degli uomini, avrebbe portato a ben altre reazioni da parte della stampa italiana, la cui ipoacusia per lo sport femminile sfiora la totale sordità.

Senza entrare nel merito dello scontro impari fra calcio e altre discipline, l’attenzione mediatica riservata alle donne nel mondo dello sport è ancora troppo esigua. Atlete che compiono gli stessi sacrifici degli uomini, costrette talvolta a rinunciare alla costruzione di una famiglia per non essere estromesse dal circuito delle competizioni, restano nell’anonimato anche dopo risultati eclatanti, oltre a ricevere compensi irrisori.

Nonostante qualcosa si stia muovendo, vedasi il caso virtuoso della Trek-Segafredo che ha prolungato di un anno il contratto di Lizzie Deignan dopo che la stessa aveva annunciato la sua prossima meternità, e l’iniziativa di Flanders Classic di eguagliare i montepremi fra uomini e donne, la disparità di considerazione resta troppo elevata. Le ragazze, e in particolare queste ragazze, meritano di più di un breve trafiletto fra gli sport minori.

Davide Camoirano
22 anni, frequento il 3° anno di Medicina e Chirurgia a Torino. Nel tempo libero leggo, pratico sport e scrivo articoli, sportivi e non solo. Sono appassionato di ciclismo, nuoto, politica, attualità, storia e, naturalmente, medicina, anche se mi piacerebbe aggiungere un tocco di creatività alla mia 'grigia' routine quotidiana.

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