Natura
La natura. Tutto è natura e niente è natura. Mi affiderò come al solito alla letteratura per darvi una piccola imbeccata, e per spiegarvi il mio personale concetto di natura, che si può racchiudere in una parola: Primordiale. Che è molto vicino al concetto di Wilderness che hanno gli americani. Il termine usato per distinguersi in modo identitario dall’Europa dell’epoca; una natura selvaggia e violenta, incontaminata e rigida, sicuramente opposta a quella bucolica, pastorale e romanticizzata dagli Europei. Per spiegarvela al meglio però vorrei partire da quello che conosciamo e andare a ritroso. Prenderò uno dei più famosi libri di Cormac McCarthy, La Strada. Il libro è ambientato in un paesaggio post apocalittico. Le sovrastrutture che ci siamo creati sono crollate e i due protagonisti vagano in un mondo di freddo, cenere e desolazione.
Non esistono amici, esiste solo la sopravvivenza. Se puoi nutrirti lo fai, se no aspetti e cerchi fino a quando non trovi qualcosa. Non c’è nulla di garantito, c’è solo il momento. Qui la vita ha fatto il giro completo e ha portato i due protagonisti, il padre e il figlio, a vivere in modo primordiale; come tutti gli altri esseri viventi fuori dalla costruzione sociale che gli uomini hanno imbastito in millenni di vita comunitaria. Si è tornati al primordiale.
Per spiegarci di cosa si parla quando si parla di natura, McCarthy avrebbe potuto scrivere un romanzo ambientato nell’Ottocento, ma si sarebbe perso quella facoltà che Aristotele attribuisce alla tragedia, quella catarsi che in forma mediata e riflessa ci libera delle nostre passioni, e possiamo farlo perché capiamo cosa i due protagonisti hanno perso: il nostro mondo che non è altro che una sovrastruttura che ci siamo costruiti per vivere al sicuro lontani da quella natura primordiale. Sappiamo benissimo cos’è un carrello della spesa perché sappiamo cos’è un centro commerciale, uno spazio sicuro in cui trovare tutto quello di cui abbiamo bisogno. E vedere il padre e il figlio che lo spingono per le strade e per i boschi come un ricordo di un tempo passato ci dà il totale senso di crollo della sicurezza che il nostro mondo ci dà contrapposto al pericolo degli spazi naturali e selvaggi.
Così sperimentiamo un ritorno al primordiale.

Nella tragicità della wilderness anche la vita non ha lo stesso valore, perché il valore della vita è qualcosa che deriva dalla sovrastruttura, dalle leggi e dalla morale che possiamo permetterci perché abbiamo tutte le possibilità di non infrangerle e di vivere con il modello di etica sociale. Ma in natura le cose cambiano, l’uccidere non è diverso dall’atto di bere o di mangiare, di correre o di dormire. Questa relazione primordiale che abbiamo con la Natura cambia persino il valore che attribuiamo alla vita oggi. In Lonesome Dove, un romanzo dello scrittore statunitense Larry McMurtry ambientato a fine Ottocento, i protagonisti iniziano una traversata degli Stati Uniti dal Texas al Montana. Uno di loro, arrivato nelle pianure del Nebraska, incontra una vecchia conoscenza che da anni vive in quel contesto selvaggio lontano dalla civiltà dove i vicini di casa abitano a ore di cavallo. E in poche righe capiamo cosa sia la wilderness e cosa sia il valore che la natura dà alla vita: «La moglie del loro vicino, Maude Jones, si era uccisa un mattino con un colpo di doppietta, lasciando un biglietto che diceva soltanto: “Non sopporto più di ascoltare il vento”. Maude aveva un marito e quattro figli, ma si era uccisa lo stesso». ♦︎
Illustrazione di Susanna Galfrè





