Qual è la stella da cui ci lasciamo guidare nel buio della notte?
In un mondo digitalizzato e veloce capita, sempre più frequentemente, di usare le chat di qualche AI per chiedere consigli, per farsi aiutare nel momento della scelta. I social, d’altra parte, in quanto principale mezzo di comunicazione, si pongono come strumento per dire agli altri come poter crescere individualmente, come proteggere la propria pace, come studiare, come trovare facilmente un tirocinio o il lavoro dei propri sogni. Insomma, le nuove tecnologie sembrano aver assunto il ruolo del vecchio saggio Mentore.
Mentore, figura dell’Odissea di Omero – personaggio da cui, oltre due millenni dopo, verrà preso il nome stesso per delineare la figura della guida fidata –, è l’amico e consigliere a cui Ulisse affida il figlio Telemaco. Mentore si fa quindi soggetto presente per Telemaco, una persona di riferimento che possa guidarlo e aiutarlo a crescere tramite preziosi suggerimenti.
La chiave di lettura con cui possiamo riferirci alla figura del mentore può essere rilevata nella presenza: a Mentore viene affidato il compito di consigliare Telemaco nel suo percorso di crescita perché Ulisse, impegnato a Troia, non avrebbe potuto occuparsene. Non sarebbero bastati messaggi, lettere, confronti sporadici: serviva la presenza e la continuità di un tale rapporto.

Come sottolineato da Lucio Zanca, ospite della prima puntata del nostro podcast Fuori Segnale, oggi sono andate perse molte occasioni di socialità tramite cui era semplice individuare figure di riferimento per la propria crescita, che fossero l’oratorio, un centro ricreativo, un’attività sportiva. Qui, complici continuità e prossimità, era possibile costruire relazioni tra soggetti che non si ponevano altro scopo che la relazione stessa.
I mondi digitali e l’uso che ne facciamo, al contrario, vivono di un eterno presente, senza garanzie di continuità o di genuino scambio, sottostando a logiche algoritmiche, trend e possibilità di guadagno dai propri profili social.
La figura del mentore si sviluppa tramite un lento passare del tempo, una costruzione che avviene gradualmente e che, talvolta involontariamente o senza che se ne sia consapevoli, si imprime nella costellazione di possibilità come riferimento per il proprio agire. Il mentore, quindi, può essere chiunque lasci il segno nel proprio cammino ponendo le domande giuste, mostrando un determinato agire o semplicemente sapendo ascoltare il proprio interlocutore. Può essere una persona a noi vicina, il personaggio del romanzo che ha cambiato il modo in cui guardiamo il mondo, un professore.
La parte bella e rivoluzionaria? Al contrario del Mentore di Telemaco, non è necessario essere consapevoli di essere mentori o porsi come tali per diventarlo. Tutti, inevitabilmente, cresciamo grazie alla relazione con l’altro; a volte, in questo altro, troviamo la forma di qualcuno a cui vorremmo somigliare e spontaneamente lo poniamo al centro del nostro orizzonte di possibilità, di divenire.
Illustrazione di Luca Vidali





