Il Mondiale in Qatar si è giocato nell’occhio di un ciclone di polemiche che esulano lo sport di grande importanza. All’interno del magazine è presente un articolo che cerca di far sì che queste non vengano messe in secondo piano dallo spettacolo sportivo: per chi fosse interessato ad approfondire la questione questo è l’articolo https://nosignalmagazine.it/qatar-2022-la-tragedia-dietro-lo-spettacolo/

Lo stadio Lusail, ospite della finale

Diego e Leo: storie di numeri 10

L’Argentina è Campione del Mondo. L’ultima volta che questo è accaduto era il 1986: le differenze con quanto visto oggi sono molte, ma ci sono anche alcune intriganti analogie. Il Mondiale del 1986 era stato il tripudio del talento del Dieci (con la D maiuscola) per eccellenza.

Diego Armando Maradona si era caricato il peso di un intero Paese sulle spalle e con la spensieratezza che “Dios” sapeva portare sul rettangolo verde, ha vendicato il popolo argentino, ancora ferito dalla guerra delle Falkland, portando a casa la coppa e segnando contro gli inglesi due gol semplicemente meravigliosi e iconici come pochi altri nella storia di questo sport. Maradona è stato, con pochi dubbi, il più forte calciatore della sua epoca e probabilmente della Storia del calcio, e la Coppa del Mondo ha contribuito ad accrescerne il mito agli occhi di un’intera generazione.

Anche in questo Mondiale un numero Dieci, anch’esso non molto alto, ma con un talento pressoché sconfinato, si è nuovamente caricato il peso della nazione argentina, molto passionale, ma anche estremamente esigente, e l’ha trascinata a suon di gol e assist sul tetto del mondo.

Greatest of All Time

Lionel Andrès Messi ha riscritto la Storia, la sua e quella del suo Paese. Nella sua carriera ogni trofeo si è inchinato con riverenza al suo straordinario estro calcistico, ma la Coppa del Mondo, si sa, è Altezza. È la più desiderata, proprio per il numero ristretto di uomini che hanno avuto l’onore di poterla tenere fra le proprie mani.

Dopo quattro edizioni di alto livello, mai coronate con il successo, per Leo questa era l’ultima occasione. A 35 anni è impensabile, anche per chi si è sempre posto l’impossibile come obiettivo, giocare un’altra Coppa da protagonista e il carico emotivo e psicologico di questo “ultimatum” ha reso la cavalcata di Messi e della sua Argentina una storia con la trama di un film hollywoodiano.

Ma alla fine Leo ce l’ha fatta.  Adesso è difficile anche per i suoi haters più accaniti non riconoscerne la magnificenza assoluta, il genio. Mi sbilancio, abbiamo avuto il dono di assistere al GOAT: The Greatest of All Time.

Una Finale sensazionale

Argentina-Francia già dalla vigilia sembrava essere un match dalle grandi potenzialità, ma nello stadio Lusail si è giocata una delle finali più eccitanti della storia di questa competizione.

La Francia, dopo la vittoria in Russia del 2018, è una équipe ormai rodata, nonostante il leggero cambio generazionale apportato rispetto alla squadra dell’edizione precedente. La fisicità e la forza in ogni reparto hanno reso Les Bleus una sorta di schiacciasassi nel corso di tutto il torneo, con il faro offensivo rappresentato da Kylian Mbappè che, a soli 23 anni, ha fame di riconfermarsi Campione del Mondo, mandando definitivamente in pensione Messi e Ronaldo e prendendosi definitivamente la scena.

Dall’altra parte la Scaloneta (così chiamata in patria l’albiceleste in onore del C.T. Scaloni, che ha reso la Seleccion una squadra in grado di inanellare una serie di 37 partite senza perdere prima di questo Mondiale) dopo la sconfitta shock all’esordio contro l’Arabia Saudita, ha saputo risorgere dalle proprie ceneri e formare un gruppo estremamente unito in ogni sua individualità. Proprio nella comunione d’intenti di tutta la spedizione sudamericana è da ricercare quell’energia e quella fame che hanno permesso di soverchiare le difficoltà e il peso delle aspettative, portandosi fino alla finale e convincendo ogni partita più di quella precedente.

Il piano tattico

Il 4-3-3 iniziale dell’Albiceleste presenta un’arma tattica in più: Angel Di Maria, titolare sulla sinistra. Il fantasista argentino è solito giocare a piede invertito sulla fascia destra, ma per l’Argentina quella fascia è presieduta dal capitano ed è off limits per chiunque altro. Gli avversari sono probabilmente colti di sorpresa, fanno molta fatica a contenere il giocatore in forza alla Juventus che, puntando una volta il fondo e rientrando un’altra dentro l’area, diventa una vera e propria spina nel fianco per tutto il primo tempo.

La Francia, dal canto suo, schiera la formazione tipo, che vanta anche Rabiot e Upamecano, in dubbio fino all’ultimo a causa di un improvviso focolaio di influenza scoppiato nello spogliatoio dei Bleus. Forse qualche strascico interessa ancora i francesi, che appaiono stranamente in difficoltà sul piano fisico. Nel primo tempo la pressione non riesce a diventare efficace e l’Argentina mantiene il possesso del pallone, merito anche di uno splendido Enzo Fernàndez, play basso nel centrocampo, che ha saputo mettersi in mostra agli occhi di tutto il mondo partendo come riserva, ma diventando protagonista della competizione, coronata con il premio di Golden Boy.

Una finale a senso unico?

In questo scenario tattico la Seleccion mette in mostra tutto il proprio talento tecnico e vola sulle ali dei suoi ispirati interpreti. Apre le danze Leo Messi, spiazzando Lloris dagli 11 metri e sigla il raddoppio proprio Di Maria, a seguito di un contropiede giocato magistralmente, quasi tutto a un tocco, da Messi e compagni. Didier Deschamps boccia ancora prima della fine del primo tempo Giroud e Dembelè ed effettua subito una doppia sostituzione, con l’intento di cambiare le sorti di una partita che altrimenti appare segnata.

La Francia continua a faticare anche a secondo tempo inoltrato, ma la svolta arriva al sessantesimo minuto. Di Maria, nonostante la magnifica prestazione offerta fino a quel momento, non ha più benzina nel serbatoio e Scaloni sceglie al suo posto Acuña, esterno del Siviglia con doti sicuramente più difensive. L’Argentina si schiera dunque con un 4-4-2 più conservativo, che però rilancia la Francia che prende fiducia e accorcia le distanze con Mbappè su rigore.

Siamo al 79esimo minuto e la storia di questa finale Mondiale sta inaspettatamente, per i 50mila presenti allo stadio e per gli appassionati di tutto il mondo, cambiare radicalmente. L’Argentina accusa il gol e si sgretola all’improvviso: Messi perde un pallone a metà campo, la Francia con pochi passaggi porta Mbappè ancora a tu per tu con Martinez che viene trafitto. In due minuti il parziale passa da 2-0 a 2-2. Gli ultimi dieci minuti, e l’abbondante recupero, sono un botta e risposta continuo, con entrambe le squadre che sparano solo a salve, senza riuscire a ferirsi realmente.

Kylian Mbappè. mattatore del match con una storica tripletta

Le sorprese non sono ancora finite

Iniziano dunque i supplementari che, nonostante l’altissimo tasso di stanchezza fra i 22 in campo, si mantengono di un livello degno del palcoscenico. L’Argentina rimette il muso avanti al minuto 108 ancora grazie a Leo Messi (che si riporta anche momentaneamente pari a Mbappè in cima alla classifica marcatori), ma nella sfida dentro la sfida Kylian non ci sta e batte ancora Martinez dagli undici metri siglando il 3-3 parziale e segnando una tripletta che riscrive la storia del calcio. A soli 23 anni sono 8 i gol in una singola edizione e 12 sommando quelli della coppa in Russia (per fare un paragone Messi ne ha segnati 13 in 5 edizioni ed è il migliore nella storia dell’Argentina).

Esistono momenti nel calcio in cui può sembrare che qualcuno o qualcosa decida le sorti delle partite, come una forza sovrannaturale contro la quale i giocatori presenti sul campo possono provare a interferire, ma non a cambiarne realmente la volontà. Messi sta forse giocando i suoi ultimi minuti con la maglia dell’Argentina e pare proprio che questa partita non possa e non debba finire prima di averci fatto assaporare ogni istante e ogni emozione che solo un Mondiale sa regalare. La partita si decide ai rigori, ma non prima dell’ultimo brivido: al 120esimo la Francia porta Kolo-Muani solo davanti a Martinez che inventa una parata magistrale e produce un’onda emotiva che i ragazzi di Scaloni devono solo cavalcare.

La decisiva parata di Martinez al 120esimo che tiene in piedi la sua Argentina

La lotteria dei rigori

Oltre a Messi, osservato speciale nel corso di tutto il match, questa finale ci ha regalato protagonisti alterni all’interno della stessa partita. Nel primo tempo un indiavolato Di Maria mette a ferro e fuoco la difesa francese, nel secondo Mbappè cerca con le unghie e con i denti di strappare lo scettro dalle mani del compagno di squadra al PSG, ma ai rigori arriva il momento di Emiliano “Dibu” Martinez.

Il portiere dell’Aston Villa è uno specialista e già lo aveva dimostrato nei quarti contro l’Olanda. Ancora una volta mette in scena un vero e proprio spettacolo di giochi psicologici per entrare nella mente dei tiratori della Francia. A tratti con atteggiamenti che potrebbe essere definiti strafottenti, l’estremo difensore dell’Argentina piega i tiratori francesi che dopo la realizzazione di Mbappè sbagliano due rigori consecutivi e spianano la strada per l’Argentina che, al contrario, è implacabile e conquista l’onore più grande del panorama calcistico. Campioni del Mondo.

La festa dell’Albiceleste

Si conclude Qatar 2022

Si conclude così l’edizione della Fifa World Cup 2022, con l’Argentina che fa scorpacciata di premi individuai (miglior portiere, miglior giovane e miglior giocatore), lasciando solo la palma di capocannoniere a Mbappé, autore comunque di un finale e di un torneo che sono il presagio di quanto decisivo saprà dimostrarsi da qui alla fine della sua carriera.

Una finale di questo livello sarebbe stata un sogno per ogni appassionato, anche perché ha portato in grembo molte delle emozioni che ci fanno amare così tanto il calcio e lo sport in generale: la competizione, il colpo di scena, i limiti fisici e mentali umani portati allo stremo e anche il dramma, perché, come sempre, al sorriso di un vincitore si contrappone il pianto dello sconfitto.

Ancora una volta il Calcio non ci ha delusi e sicuramente ieri nel vedere Messi alzare al cielo quella coppa, dovunque si trovi, Diego ha gioito con lui.

Semplicemente Leo e Diego.
Lorenzo Giana
Sono Lorenzo, ho 20 anni e dopo aver finito il Liceo Classico frequento la facoltà di Medicina e Chirurgia. Ad accompagnarmi in questo percorso ci sono gli hobby e gli interessi di una vita, specialmente lo sport. Sfrutto lo spazio di NoSignal per condividere riflessioni e pensieri sulla mia grande passione.

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