Con l’arrivo del freddo e come preventivato dal pool di scienziati mondiali che sta seguendo l’evoluzione della pandemia di coronavirus, la seconda ondata dei contagi si è abbattuta sull’Europa. Francia e Spagna, questa volta, stanno guidando la triste classifica, con il nostro Paese che in questa occasione non si è contraddistinto per essere il primo a subire le conseguenze del rapido incremento dei contagi.

Tuttavia, anche in Italia i numeri sono divenuti giorno dopo giorno più importanti, “costringendo” il governo a prolungare al 31 gennaio 2021 lo “Stato di emergenza” e di introdurre una nuova serie di misure restrittive — tramite Dpcm, termine che ormai ci siamo abituati a sentire quotidianamente. Il tutto, per evitare che l’Italia torni ai tristi giorni dello scorso marzo, con la Lombardia divenuta il lazzaretto d’Europa e con la popolazione italiana costretta a vivere confinata dentro le propria mura domestiche.

Per fare questo, come sottolineato, si sono rese necessarie delle nuove misure restrittive che ci accompagneranno nei prossimi mesi — sino, almeno, alle prossime direttive. Mantenimento della distanza sociale, divieto di accalcamento al di fuori dei locali e, soprattutto, maggiore attenzione anche all’interno delle mura domestiche. Tutte misure che effettivamente sono utili per limitare il diffondersi del coronavirus, ma che nascondono una verità molto più oscura.

Sin dallo scorso marzo, purtroppo, si era notato una triste tendenza: le persone stavano chiuse in casa ma i contagi continuavano ad aumentare. I bar erano chiusi, ma nelle città il virus continuava a circolare. E troppo facile sarebbe, a questo punto, dare la colpa alle “mancanze” di una popolazione che, a ragion veduta, si è dimostrata molto più ligia di quella degli altri Paesi d’Europa.

La verità — o una delle verità — è che buona parte dei contagi avvenivano purtroppo in due posti che anche questa volta il governo non ha difeso adeguatamente: gli ospedali ed i mezzi pubblici. Luoghi contraddistinti da un continuo contatto fisico, vicinanza e difficoltà nel rispetto del distanziamento sociale, oltre che al contingentamento degli ingressi ed al controllo dello stato di salute. E senza misure idonee, purtroppo, il rischio è di fare nel 2021 la stessa fine che abbiamo fatto nel 2020.

Dobbiamo limitare i contagi perché, purtroppo, non siamo appunto in grado di difenderci. Il vero problema non nasce infatti dall’alto numero dei contagiati, ma dal basso numero di ospedali e di terapie intensive presenti sul nostro territorio. E di personale medico qualificato. In presenza di ciò, infatti, il nostro Paese sarebbe in grado di combattere la pandemia anche in assenza di un vaccino, come accaduto nello scorso anno in Germania — la quale, de facto, non è mai entrata in un lockdown come quello che abbiamo vissuto in Italia.

Dobbiamo limitare i contagi, dobbiamo avere cura del nostro prossimo, ma, soprattutto, dobbiamo essere sinceri. Siamo arrivati a questo punto perché, sostanzialmente, abbiamo ancora una volta fallito. La lezioni che ci è stata data dalla scorsa primavere è stata ampiamente dimenticata: sia dal governo, sia da noi stessi. E se da qui a poche settimane ci ritroveremo in casa impossibilitati ad uscire, forse, dovremmo davvero chiederci in che cosa abbiamo per l’ennesima volta sbagliato.

Andrea Massardo

NoSignal Magazine

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