Domenica 4 settembre, nella piazza Belvedere, diventata mia dimora per tutta la durata del Festival, ho avuto il piacere di seguire la conferenza diretta e coordinata da due grandi donne: Natalia Ceravolo e Betty Senatore. Legate dallo stesso lavoro di speaker a radio Capital, sono state in grado di coinvolgere emotivamente il pubblico.

Hanno scelto un metodo semplice per parlare di sentimenti: libri e serie tv. Entrambi amati dai giovani ma anche dagli adulti. 

Tra i libri citati, quello che sicuramente mi ha portato a fare una riflessione è “se ti abbraccio, non aver paura” di Fulvio Ervas. La storia mette in luce il rapporto tra padre e figlio. Quest’ultimo affetto da autismo, vive una vita tormentata. Il padre gira gli ospedali e le cliniche al fine di trovare una cura per il figlio. Alla fine sceglie quella più naturale senza ricetta medica: fare un viaggio in moto col figlio. I due partono per l’America, vedono il mondo, scoprono la bellezza del viaggio. Un viaggio nel quale il ragazzo ritorna poco alla volta a scoprire l’amore. Un amore che muove il mondo e la natura.

Un titolo forte, una storia (vera) che lascia un segno. Mi sono domandata quanto sottovalutiamo il potere dell’amore o anche semplicemente il potere di un abbraccio.

Quanti abbracci ci siamo persi durante il lockdown? Quanti ne abbiamo dati appena concessa la libertà? ma alla fine cos’è un abbraccio?

Un abbraccio è conoscersi un po’ di più, entrare in contatto, rifugiarsi, trovare casa. E’ sapere che oltre alla razionalità e alla frenesia della quotidianità, c’è ancora un cuore che palpita a ritmo della vita.

Un libro come questo abbatte un muro: quello di un ragazzo intrappolato dall’autismo. I muri che ci creiamo nella testa sono fatti di cartongesso perché hanno come base instabile le nostre paranoie. Più cerchiamo di abbatterli e più questi si rinforzano. A volte invece basta pensare a qualcosa di semplice, per esempio un abbraccio.

 A Natalia Ceravolo e Betty Senatore: domenica, le persone a piazza Belvedere, hanno abbattuto gran parte dei loro muri.
Giorgia Costantino
Ciao! sono Giorgia, ho 21 anni e frequento il corso di lingue e culture per il turismo all'università di Torino. Se dovessi descrivermi direi che ho pochi colori ma tante sfumature: so essere Gio Costa, quella più spensierata e ironica, pronta a viversi l'attimo, sorseggiandosi un buon Gin lemon con gli amici al bar che pensa solo ad essere "on fire" ma anche Gio, particolarmente paranoiata, molto sensibile, permalosa e particolarmente attenta ai dettagli. Quando scrivo sono 100% Gio, completamente chiusa nel mio mondo, pronta a dare colore ad ogni pensiero, persona, gesto o azione che mi abbia colpito. Oltre a ciò, spendo il mio tempo ascoltando tanta musica e suonando (o almeno ci provo) la chitarra elettrica. La mia passione per la scrittura è sempre stato un segreto perché mi vergognavo all'idea che le persone potessero venire a saperlo. Con il passare degli anni, ho deciso di combattere questa vergogna e di dare voce a pensieri, paranoie che tengo nascosti nelle note del telefono. Ogni mia poesia o piccolo racconto contiene una malinconia/ velo di tristezza paragonabile a quella di Adele con un briciolo di autoironia e sarcasmo.

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