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ZeroSignal è l’inserto fotografico di NoSignal Magazine, nato dalla collaborazione con il collettivo EffeZero, dedicato a esplorare il tema mensile attraverso la potenza dell’immagine. La sinergia tra le due realtà inaugura un nuovo spazio in cui il racconto si fa immagine, offrendo ai lettori prospettive inedite e visivamente stimolanti.

C’è un filo sottile che unisce il fumo di una sigaretta all’ombra di una statua, il riverbero del sole su un quaderno bianco e il silenzio granuloso di una navata vuota. Una sigaretta, una statua, un quaderno pronto per essere scritto, hanno in comunque la fede non solo come dogma, ma come postura dell’anima di fronte all’esistenza. Attraverso questa serie di scatti, la fede si spoglia dei suoi abiti solenni per farsi luce, oggetto e attesa, per entrare nel quotidiano ed uscire dalle barriere religiose.

Ma partendo dalla sacralità della chiesa abbiamo foto in cui vediamo un uomo seduto in una panca, avvolto da lame di luce che tagliano l’oscurità di una chiesa. Qui la fede è scultorea: si manifesta riempendo il vuoto con la luce. Dove pensiamo non possa esserci nulla, la fede illumina e ci mostra che qualsiasi vuoto può essere riempito e qualsiasi oscurità illuminata. Questa sacralità si ritrova anche nel dettaglio delle candele disposte in una struttura sferica, dove una croce dorata sembra fluttuare in un universo di fiammelle. È una fede che ordina il caos, che crea costellazioni di senso nel buio della notte.

Forse il contrasto più potente emerge negli scatti quotidiani. Un uomo fuma accanto a una statua di Padre Pio, protetta da una nicchia improvvisata vicino a un segnale stradale. Qui la fede è vicinanza: è un santo che “abita” la strada, che sorveglia il caffè, la sigaretta, il traffico. Non è una fede da altare, ma da marciapiede. Allo stesso modo, la stanza invasa da ventilatori e quadri religiosi ci parla di una devozione domestica, quasi cumulativa, dove il divino serve a rinfrescare l’anima così come l’elettrodomestico rinfresca il corpo. Ma anche di una fede nella tecnologia, una fede occasionale e cumulativa pronta ad essere messa da parte quando finiamo di usarla. Proprio come le preghiere in cui troviamo ristoro nei momenti più bui e che non recitiamo più fino alla prossima necessità. 

La serie esplora anche il limite della fede. Lo scatto dell’affresco rovinato, dove i volti della Vergine e del Bambino sono quasi cancellati dal tempo, ci ricorda che la fede è anche resistenza. Nonostante la materia si sbricioli, l’icona continua a parlare. Ma la fede è umana e in quanto tale mortale.

Poi un pezzo di carta che brucia davanti al tramonto, sovrapponendo la fiamma umana alla “fiamma” cosmica del sole. Forse l’unione più grande tra il divino che è la natura del sole che brucia imperituro e la nostra piccola fiamma umana che dura un momento. In questa indagine visiva, la fede non è mai statica. È il volto dolente di una statua che svetta sopra un’orchestra di violini, è una cassetta delle offerte che aspetta un gesto di carità, è la luce che trasfigura un interno spoglio.

Le foto ci dicono che credere significa, prima di tutto, saper guardare. Trovare il sacro dove gli altri vedono solo un’ombra, e trovare la pace dove il mondo vede solo silenzio. ♦︎



Fotografie di

Ludovica Morgia
Simone Tilocca
Eleonora Zulli
Sofia Nucera

Omar Emara
Pablo Lavalle
Lorenzo Vanzini
Luca Zocco