Titoli di testa di Biancaneve e i sette nani
Titoli di testa di: Biancaneve e i sette nani

È il 21 Dicembre 1937 e al Carthay Circle Theatre (ora demolito), dopo aver ottenuto già cinque Oscar per altrettanti cortometraggi e un Oscar onorario, Walter Elias Disney è pronto a fare un ulteriore salto di qualità entrando di prepotenza nella storia del cinema dando agli Stati Uniti d’America il loro primo lungometraggio a colori e all’industria cinematografica una lunga serie di primati infranti.

Come si sia arrivati a quel 21 Dicembre di 85 anni fa e perché Biancaneve e i sette nani, lo si voglia o no, sia storia del cinema senza se e senza ma ve lo facciamo scoprire noi di No Signal Magazine in questo articolo.

Biancaneve e i sette nani. Una breve storia

Fotogramma di Biancanev e i sette nani
Biancaneve

Nel 1934, Walt Disney, con già tre Oscar all’attivo per il miglior cortometraggio (la casa di Burbank ne aveva comunque già conquistati altri N compresi i suoi tre in una categoria nata n anni prima) si getta in quello che è un vero e proprio salto nel buio: realizzare un lungometraggio animato. Se nessuno riuscirà ad anticiparlo Biancaneve e i sette nani sarà il primo lungometraggio animato a colori con suono sincronizzato degli Stati Uniti d’America.

Se nel resto del mondo qualche film d’animazione superiore all’ora si era già visto, anche se ad oggi, abbiamo prove certe solo del tedesco Le avventure del Principe Achmed di Lotte Reiniger (una perla nella storia dell’animazione), negli Stati Uniti non si era mai nemmeno tentato un azzardo simile, principalmente per due motivi. Il primo è perché la prassi voleva che i film animati non superassero i sette minuti, il secondo perché (sempre per prassi) l’animazione doveva far ridere. Colui che avrebbe dettato legge nel mondo animato anche post mortem, decise invece di far un salto quantico: un film di un’ora e venti in cui nonostante il lieto fine ci sarebbe stato spazio per la paura, la tristezza e un certo richiamo all’horror. La maniacale attenzione e il perfezionismo parossistico di Walt Disney portarono il periodo di lavorazione a prolungarsi e i costi finali di lavorazione a lievitare in maniera esorbitante.

Per far fronte al continuo aumentare dei costi di Biancaneve e i sette nani infatti, Disney si indebitò pesantemente come già era successo durante la realizzazione di Steamboat Willie e come, piccolo spoiler, succederà ancora quando, per il suo Disneyland arriverà ad ipotecare anche la sua assicurazione sulla vita: lui e la Walt Disney Company erano appesi ad un filo.
Tornando ai costi di Biancaneve, il budget iniziale del film era di 250.000 dollari e nel giro di appena tre anni, proprio in forza del carattere di Disney, i costi definitivi furono più che quintuplicati arrivando alla spropositata cifra (per il tempo) di 1.488.423

Fotogramma di Biancaneve e i sette nani
Il bacio divenuto iconico

Arriviamo così alla storica sera del 21 Dicembre 1937, per un’anteprima che entra nella leggenda, nel senso che molto di ciò che si sa È leggenda.
In una sala cinematografica gremita di alcuni fra i più grandi contemporanei “addetti ai lavori”, tra i quali ricordiamo Charlie Chaplin, Clark Gable e Judy Garland, il pubblico assiste a qualcosa che va ben oltre la propria immaginazione, Walt Disney che fino all’ultimo ha provato ad apportare ulteriori accorgimenti al film (trovando il primo provvidenziale e fermo rifiuto del fratello Roy), si trova nel massimo della tensione fuori della sala e sente tutte le risate che giungono da oltre la porta ma naturalmente non può capire quale sia il motivo di tale ilarità. Tutto però si fa più chiaro alla fine del film quando lo scrosciare degli applausi e delle ovazioni della sala, fa intendere una cosa soltanto: Biancaneve ha fatto centro. La sala gremita di persone è in piedi ad acclamare questo film (e Walt Disney per converso), che solo tre anni prima sembrava impensabile e che ora è realtà; una realtà fatta di premi, di mattoni per il futuro (che per la Disney, molto spesso sarà artisticamente tutt’altro che roseo) e di un incredibile successo al botteghino che permetterà all’azienda e allo stesso a Disney di salvarsi dalla bancarotta. Biancaneve e i sette nani di Walt Disney è l’inizio di un nuovo modo di fare animazione (che la Walt Disney Company aveva già cominciato a creare) che plasmerà, per imitazione o distacco, molto di quel mondo animato che da lì in poi arriverà.

Chiacchiere da bar

La Regina Grimilde. Fotogramma di Biancaneve e i sette nani
La Regina Grimilde. Fotogramma di: Biancaneve e i sette nani

Un film come quello diretto da David Hand, ora a livello tecnico non farebbe poi così scalpore ed è paradossalmente questo che deve continuare a farci riflettere. Biancaneve e i sette nani, soprassedendo sull’interesse del pubblico verso la storia in sé, ha ancora molto da dire; è un classico e come molti classici non invecchia. A livello visivo mantiene ancora una freschezza invidiabile, per non parlare della regia e della fotografia. L’entrata in scena della regina Grimilde e del suo specchio è ancora carica di tensione, con dietro uno studio evidente. La grande varietà degli ambienti e la minuziosità dei particolari di alcune scene hanno fatto scuola, come la ricerca nella verosimiglianza di certe azioni, l’utilizzo della tecnica del rotoscoping che alcuni anni dopo riutilizzerà quasi allo stesso modo Taiji Yabushita per il suo La leggenda del serpente bianco in Giappone.

Fotogramma di Biancaneve e i sette nani
Fotogramma di Biancaneve e i sette nani

Altro aspetto fondamentale che Walt Disney ed “eredi” utilizzeranno a lungo e in maniera sempre ottima nei loro vari lungometraggi, è la presenza di numerosi comprimari che malgrado possano parlare o agire poco in scena restano impressi negli spettatori. I nani sono un esempio lampante: pur essendo presenze forti nella storia, non si può certo dire che parlino molto ma chiunque abbia visto il film anche solo una volta, saprebbe ricordarsi chi sia il determinato nano che ha detto o fatto una determinata cosa (discorso a parte per Dotto, Brontolo e Cucciolo veri mattatori dei Magnifici Sette). Rimanendo sempre sulle peculiarità di quest’opera, che ha indubbiamente fatto da fondamenta per i lavori futuri, è il montaggio sonoro che Disney utilizzò saggiamente anche in altri corti precedenti ma è con Biancaneve i sette nani che si comincia a “fare sul serio”; c’è grande attenzione all’utilizzo di musica ed effetti sonori non solo per dare man forte alla storia ma per creare veri e propri connubi fra musica/suono ed immagini: pensiamo al lavorio dei picconi dei nani sulle rocce che fanno da metronomo per la musica e all’orologio a cucù che sancisce la fine della giornata lavorativa e da il La alla celeberrima Hei Oh! Andiamo a riposar.

Impara a fischiettar. Un altro esempio dell’ottimo connubio fra immagini e suono

Prima di chiudere, rispondo alla domanda che sicuramente vi starete facendo: “Scusaci Barista, alla fine Biancaneve e i sette nani quanto ha recuperato del budget speso?” La risposta è molto semplice e si aggira attorno al: “Parecchio” se si considera che ad oggi gli incassi stimati sono di 184. 925, 486 (considerando l’edizione originale e le riedizioni).

Il primo lungometraggio animato prodotto da Walt Disney è riuscito a spuntarla contro molti pronostici (e contro lo stesso Walt Disney per certi versi), ha sancito l’inizio della lunga storia dei Classici Disney, gettando le basi per un modo di fare ed intendere l’animazione che andava o imitato o completamente evitato. Siamo ormai prossimi al Natale, può essere l’occasione per recuperarlo.

Il Barista Animato
Ciao! Sono il Barista Animato, un vecchio DAMSiano dismesso da anni e: "Cerco modestamente di farmi strada nell'universo". Sono qui per servirvi, con la giusta cortesia, il meglio e anche il peggio del mondo animato (Film e serie) con qualche incursione nel "live action".

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