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Illustrazione di Lorenzo Miola

Nel nostro vocabolario abbiamo innumerevoli parole strane e affascinanti, come granciporro, astruso, solipsista, ma la parola su cui vorrei riflettere oggi è molto più usuale e comune delle precedenti, e ciononostante nasconde un potere incredibile. Il potere di annullare le paure, di annebbiare la vista, permettendo anche ai più timorosi di tuffarsi da un trampolino di cui non si conosce l’altezza, né cosa ci accoglierà al di sotto della tavola.

Una parolina che in cinque lettere è capace di cambiare routine, vita. La storia dell’umanità.
‘Prova’, però, corrisponde anche a grandi paure, esami, test che ci sono stati imposti, per la nostra crescita, e per provare che effettivamente possedevamo le conoscenze necessarie per ottenere quel determinato lavoro, per avviare quella determinata attività. La parola in questione ha una sola, anche se contorta e con molti chiaroscuri, anima.

Le prime grandi prove per l’uomo sono state innalzarsi dall’essere un quadrupede a bipede, accendere un fuoco, cacciare prede più grandi di sé, coltivare sementi e vedere cosa sarebbe successo. Oggi, invece? Quali sono le prove del nostro tempo? Si può ancora parlare di collettività, oppure le prove, nel Ventunesimo secolo, hanno a che fare unicamente con la sfera intima, privata?

Il mese di giugno è, in particolare, per molti studenti delle superiori è il mese della grande prova: la maturità. Lo spartiacque tra adolescenza ed età adulta. Test, esami, prove, quiz, verifiche ormai sono il pane quotidiano della società in cui siamo, dove la competitività è alle stelle e non si è più capaci a fare un passo nel vuoto.  

Sperimentare spesso viene visto come un tentativo di rifiuto della realtà, di abnegazione delle proprie possibilità perché convinti di non possederne affatto. Osare vuole anche dire sfidare ciò che ci circonda. Rompere gli schemi, le mode, il pensiero comune, guardare oltre. Cercare di scorgere un altrove che forse non esiste, o che forse nasconde una galassia di possibilità eclissate dall’oblio della sicurezza
Spesso chi tenta di cambiare se stesso incontra delle resistenze, più o meno forti, più o meno dure da accettare.

«Chi è deserto non vuole che qualcosa fiorisca in te». Queste parole fanno parte della colonna sonora di un classico Disney, un po’ dimenticato, che periodicamente viene riesumato per la sua quasi profetica verità, “Il pianeta del Tesoro”. E come ci insegna il film dobbiamo imparare a rischiare, nonostante le avversità bisogna tentare, giocare le proprie carte e vedere che cosa il banco ha in serbo per noi: e se qualcuno ci intima di abbandonare il tavolo, magari ha solo paura di perdere la mano.  

Io ho deciso di fare una prova, di buttarmi: e voi?

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