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Citare Pirandello parlando di maschere sarebbe come andare in pizzeria e prendere sempre la solita pizza con le patatine, senza avere il coraggio di cambiare per una volta e concedere al palato un gusto nuovo. Questa volta voglio cambiarlo io il gusto della pizza e al posto di prendere il solito “Pirandello”, prendo una  “Drusilla Foer”. Infatti nell’ultima puntata di Riff , podcast di Marco Mengoni, l’attrice reduce da Sanremo, dice che non c’è maschera più bella del volto che nasconde. Mi sono sempre domandata perché tutti gli esseri umani avessero e abbiano ancora questo bisogno, a tratti ossessione, di indossare una maschera, la corazza indistruttibile per una vita che ci vede fragili, il sorriso per ogni schiaffo in faccia. Forse la maschera è il tentativo più orrendo di autoconvincerci di essere persone giuste che vivono la vita in equilibrio su un filo in continuo movimento.

Ma cosa succede invece se la vita ci serve uno di quei piatti amari, quelli con un pizzico di realtà e un chilo di consapevolezza?

 Davanti a ciò, forse diventiamo anime vaganti e perse che non sanno chi sono. Non sanno dove andare, non sanno apprezzare il buio perché non sanno neppure che cosa sia la luce. Invece di cercare la perfezione nella quotidianità, la battuta perfetta per un copione illusorio, dovremmo iniziare tutti ad esplorare cosa c’è sotto la maschera. Prendiamo un appuntamento con noi stessi, davanti ad uno specchio che tanto odiamo, strucchiamoci delle nostre stesse finzioni, esploriamo ogni nostro dettaglio. Abbattiamo quella timidezza e quell’imbarazzo di restare soli con noi stessi. Impariamo a conoscere la nostra stessa bellezza, mettiamoci a nudo e scopriamo i particolari che noi stessi abbiamo coperto con una maschera. La persona che si trova dietro la maschera è la stessa che rimane con noi la notte quando non esistono più copioni e sorrisi forzati ma pensieri costanti che a volte scaldano, a volte soffocano.

Riconoscersi (dal lat. Recognòscere)

Che la maschera che ognuno di noi porta, sia motivo di introspezione, di ricerca della propria luce e di esplorazione del buio, di prospettive e punti di vista, di passati e di presenti messi a confronto, di futuri presi per mano e custoditi per farli fiorire un giorno, di coraggio per mostrarci al mondo per ciò che siamo. Che la maschera che ognuno di noi porta, sia gettata via in momenti delicati come questi, perché riconoscere il volto della propria anima ad uno specchio è il primo passo per continuare a vivere.

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