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Dopo la Seconda guerra mondiale e a seguito della Liberazione dai nazifascisti, l’Italia era deteriorata da anni di conflitti, scontri politici e disagi sociali ed economici. Era necessaria una ricostruzione che ebbe inizio da un cambiamento tanto radicale quanto urgente: la nascita della Repubblica costituzionale.

Nell’aprile del ’46, De Gasperi propose di indire un referendum e dare la parola al popolo in merito alla nuova forma di Stato e così fu: il 2 giugno dello stesso anno, infatti, tutti i cittadini – senza escludere le donne – furono chiamati a scegliere le sorti del Paese, per la prima volta all’insegna della libertà dopo il Fascismo, nonostante in molti fossero incerti e timorosi della novità.

«Tutto considerare, tutto valutare, tutto pesare, con calma e con serenità, senza quella paura stupida, inafferrabile, inconfutabile, morbosa, contagiosa che è là, inespressa e inesprimibile, in fondo all’anima di tanta, di troppa gente.

Paura di che? Del nuovo perché nuovo? Qualunque cosa ci capiti domani non sarà mai così brutta, così disastrosa, così tragica come ciò che ci è capitato ieri. […] Paura di che? Del famoso salto nel buio? Lo credano i nostri lettori: il buio non è né nella repubblica né nella monarchia. Il buio, purtroppo, è in noi, nella nostra ignoranza, o indifferenza, nelle nostre incertezze, nei nostri egoismi di classe e nelle nostre passioni di parte. Basterebbe avere un po’ di fede in noi stessi, nelle cose e nel Paese, per vedere chiaramente la strada da percorrere e come percorrerla. Noi non avremo nulla da temere da questa strada se sapremo tenere le mani sulla libertà che abbiamo riconquistata e se ci persuaderemo di una cosa sola: che libertà è coscienza e rispetto dei limiti.»

Editoriale del Corriere della Sera del 1° giugno 1946.

Illustrazione di Andrea Ghiglia

Si faceva spazio, dunque, nell’animo di una parte dei cittadini un nuovo sentimento di patriottismo, nettamente diverso dal nazionalismo fascista. Si trattava di un sano orgoglio che non aveva l’obiettivo di prevaricare gli altri e di primeggiare. In molti italiani era nata la consapevolezza del proprio valore, senza affermare la superiorità rispetto a nessuno. Dopo il Fascismo, nonostante le divisioni interne, c’era soltanto voglia di ripartire e di farcela.

Si poteva essere liberi percorrendo una strada fatta di partecipazione, democrazia, diritti, uguaglianza e rispetto, essendo autori e narratori della propria storia, voltando pagina e scrivendone altre. I cittadini finalmente poterono esprimersi: nonostante per poco, i repubblicani vinsero contro la monarchia con il 54,3% dei voti. Furono eletti anche i 556 deputati dell’Assemblea costituente, che avrebbero poi redatto la Carta costituzionale; tra loro erano presenti anche 21 donne.

«Eravamo consapevoli che il voto alle donne
costituiva una tappa fondamentale della
grande rivoluzione italiana del dopoguerra.
Avevamo finalmente potuto votare e far
eleggere le donne. E non saremmo state più
considerate solo casalinghe o lavoratrici senza
voce ma fautrici a pieno titolo della nuova
politica italiana.»
Filomena Delli Castelli, una delle donne elette alla Costituente

La Costituzione fu approvata il 22 dicembre 1947 ed entrò in vigore il 1° gennaio 1948. Sin da allora, essa rappresenta il pilastro del nostro Paese, una garanzia e una sicurezza, nonostante non sempre sia osservata minuziosamente.

Rappresenta l’identità della Repubblica, la quale non è nient’altro che la veste della nazione. Tuttavia, vista la mutevolezza di quest’ultima, c’è la possibilità – seppur molto limitata – che un giorno si superi anche la Costituzione. In tal caso, naturalmente, si auspica di andare soltanto verso un miglioramento e di non riavvolgere il nastro di un film già visto o in onda attualmente in altre nazioni europee.

L’imperfezione della nostra democrazia è evidente (anche all’Economist) e lo sono altrettanto le continue oscillazioni a cui è sottoposta. Ma è chiaro anche che l’Italia non stia attraversando un periodo semplice; quindi, oggi come allora, la Repubblica rappresenta il modo di vivere più libero ed equilibrato, ma soprattutto più adatto alle esigenze del nostro Paese.

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