Una notizia che ha destato scalpore a ridosso delle elezioni presidenziali in America è stata la lettera inviata all’ormai ex presidente Donald Trump da parte di Monsignor Viganò. In questa missiva l’arcivescovo, il quale fu nunzio apostolico negli Stati Uniti dal 2011 al 2016, si espresse in termini particolari nei confronti del Presidente, auspicando una sua protezione per il credo cristiano e ricercando nella sua figura la difesa estrema del trittico cristiano: Dio, Patria e Famiglia. Secondo Monsignor Viganò, l’incombere delle elezioni americane risultava un momento critico nella storia cristiana poiché l’eventuale vittoria dei democratici, fatto che ad oggi pare certo, avrebbe costituito una mistificazione dei principi cristici e proposto al popolo un nuovo modello sociale e morale profondamente anti-cristiano. Al posto dei tradizionali elementi dell’etica cristiana e dei valori identitari occidentali liberali, fattori che definiscono le società europee e americane almeno fino ad oggi, i democratici americani in unità con il Vaticano di Bergoglio, avrebbero favorito la diffusione di una nuova etica sociale dettata dalla scorporazione degli elementi cristiani, da uno scollamento fra agire umano e fede, e da un multiculturalismo globalizzato particolarmente accentuato.

A tutti è chiaro come Trump non sia l’individuo più adatto al quale demandare tematiche di ordine teologico, ancor più se snocciolate con una dialettica che pare la riproposizione della concezione millenaristica escatologica delle cronache dell’Anno Mille di Rodolfo il Glabro (Viganò dipinge la scomparsa dei valori cristici come la fine del mondo attuale e la decadenza dell’autentico Cristianesimo, dove quello proposto da Bergoglio è un simulacro vuoto, orfano dei principi cristiani, ma riempito con quelli della politica globalista apparentemente filantropa, ma eretta sulle basi dell’alta finanza sovranazionale e dello sfruttamento bieco delle zone povere del mondo). Nonostante questo, è noto come l’America possieda un sistema politico binario e Trump rappresenti l’America cristiana conservatrice del trittico già enunciato, nemica del multiculturalismo senza freni ed ostile ad un appiattimento dell’identità religiosa e culturale. Si badi, in ogni caso, che Trump è stato uno degli esponenti repubblicani più votati degli ultimi decenni dalla popolazione nera e asiatica d’America, fatto in stridente contrasto con le ormai stigmatizzate accuse di razzismo rivolte all’ex presidente. Questo accadde dal momento che l’obiettivo social-ideologico del Partito Repubblicano degli ultimi anni risiedeva nella tutela dei principi tradizionali del popolo americano, dove, al di là dell’etnia di provenienza, era messa al centro l’identità unica ed esclusiva del Paese ed i principi già menzionati: Dio, Patria e Famiglia, non disposti ad un appianamento o ad una sconfessione per inseguire edulcorati multiculturalismi.

Vediamo di fare chiarezza in merito a quanto affermato fino a qui.

Innanzitutto è bene ricordare come il Monsignor Viganò si fosse già distinto come personaggio eminente della Romana Chiesa in aperta antitesi con Bergoglio, rispetto al quale si può considerare un vescovo conservatore dei principi cristici ed interessato al mantenimento della chiesa rigorosa e ordinata che fu all’epoca di Benedetto XVI.

Come è noto, il Papato di Bergoglio si caratterizza per essere il braccio lungo in tema religioso dell’Europa globalista, ammantata dal fascino delle tematiche post-socialiste, temi che hanno trovato nell’attuale direzione ecclesiastica un valido alleato in grado di ratificare le politiche benpensanti con una certa lettura delle Scritture.

Queste politiche sono così intese:

1) l’accantonamento dell’identità europea. Al posto di questa si instaura una zona grigia dove a dominare è un pluralismo culturale apparente, in realtà solo superficiale dal momento che esso serve a nascondere l’operato dell’alta finanza trans-nazionale libera dai vincoli dello Stato Sovrano e dai diritti sociali dei popoli occidentali(l’identità cristiana sarebbe un ostacolo alla sua realizzazione);

2) la perdita di valore dei principi religiosi del Cristianesimo intesi come esclusivi, dove al posto di questi si dispone una visione religiosa dove tutti i credi del mondo raggiungono e superano le fondamenta cristiane tipiche della nostra società, la quale, inevitabilmente, perde di senso e coerenza e causa uno scollamento fra l’etica cristiana e l’agire umano. La società diventa cassa di risonanza di un assoluto soggettivismo individualista, di un relativismo etico e di un umanismo egocentrico. Al posto dei valori della tradizione, prendono piede valori anti-cristiani che insistono sull’Io e sulle esigenze personali di ognuno, salvo poi sposare in maniera tutt’altro che approfondita cause umane e ambientali di risonanza mondiale al fine di raggiungere l’unico grande obiettivo della società moderna: alzare la voce ed ergersi a personalità illuminate dal successo mediatico ed essere parte di un’effimera moda che dichiara guerra al mondo ed ai macro-sistemi politici sui social network ma poi non riesce a mettere un passo dietro all’altro nella realtà. La maggior parte di questi automi il cui Dio è il soggettivismo assoluto, poi, ignora perfino le cause del proprio benessere economico e a nulla è disposto a rinunciare;

3) la perdita d’importanza della famiglia e della società tradizionale, al cui posto si instaura una nuova legge sociale dove alle esigenze della famiglia si frappone l’ardente edonismo concupiscente, dove la bramosia e le più assurde volontà dell’Io divengono un’idolatria e sono assunte come verità legittime e assolute. Ognuno è pronto senza remore a sconfessare le proprie origini per fare il salto nel buio del relativismo, incosciente e disinteressato rispetto a qualsiasi conseguenza del proprio agire sulle altre persone, e tutto questo nel nome della libertà e dei diritti dell’umanità.

4) la scomparsa dell’unicità di Dio, al cui posto prende piede un panteismo sincretico fra le più disparate religioni, sempre ammantato dalle esigenze politiche d’inclusione multiculturale, dalla moda e dal materialismo spiccio, un falso storico e religioso ansioso di dimostrare l’apertura intellettuale della cultura occidentale, ma che si perde nell’indimostrabile, nell’assurdo e in uno sciatto enoteismo dove vince chi più è originale e trasgressivo rispetto alla tradizione;

5) l’accettazione di un totale multiculturalismo, dove tutte le culture straniere sono approvate e protette ma dove si assiste alla dissoluzione ed alla morte silenziosa della nativa religione europea, limitata e rimossa dalla scuole poiché relegata a scelta individuale non imponibile alla gioventù. Si prenda atto che il multiculturalismo diffuso negli ultimi anni dai governi del red set occidentale (quei Paesi della bassa e del Nord Europa che declamano accoglienza e diritti civili per tutti e poi sfruttano a mani basse gli introiti del franco CFA in Africa e si aspettano che a sporcarsi le mani siano gli altri), non significa «rispetto e tolleranza nei confronti delle altre culture sul territorio sovrano» (inter-culturalismo) ma l’annullamento e la sconfessione della propria identità in vista di un’omologazione sul piano religioso e culturale. Spesso, poi, questa pratica si traduce nell’eliminazione degli elementi culturali occidentali, ma nella salvaguardia della cultura straniera (fatto più che assodato).

Questi temi, effettivamente, sono stati affrontati da Bergoglio con una puntualità in grado di fare invidia all’attuazione dei principi comunisti nei paesi soggetti al potere rosso.

In primis Bergoglio affermò, o queste parole gli vennero strappate, come tutti i comportamenti legati alla sessualità potessero essere accettati da Dio (questione da lui decisa da un momento all’altro in un momento in cui la Chiesa faticava a trovare consensi). In questo modo la Chiesa faceva il nobile passo di accorparsi all’etica liberal europea ma, per la prima volta, dopo i grandi sforzi dei precedenti quattro papi, rimuoveva la famiglia ed i suoi valori dal centro del pensiero cristiano. Le fondamenta cristiane, pur con parole che potrebbero essere assunte ad apertura nei confronti della comunità Lgbtq, erano messe in dubbio e tutta la struttura cristiana, si sa, senza basi crolla. Si noti come, in queste parole, la famiglia occidentale cristiana muoia di fronte a questo relativismo etico.

In secondo luogo il Papa iniziò a nascondere o a non dare il giusto peso al fondamentalismo islamico ed agli atti di terrorismo, bollati come generico terrorismo e seguendo a ruota le declamazione della politica italiana, piuttosto fredda sul tema per non scomodare i soliti benpensanti globalisti. Nel dialogo con le personalità islamiche, poi, dove Bergoglio lavorò speditamente, più che ad un dialogo inter-culturale, assistemmo ad un ripiego dimesso del Cristianesimo al fine di trovare un rapporto positivo, di certo immemore delle tragedie cristiane a causa dell’Islam, ma tanto in accordo con l’establishment liberal. È qui si ha la perdita dei valori cristiani, sconfessati in maniera del tutto illegittima e sulla base di nessun valore, pur di raggiungere il dialogo con l’Islam, un credo con ben pochi punti di contatto con la Cristianità, ma dove il Papa è disposto a tutto pur di negare le colpe dell’interlocutore pur di fare breccia nelle logiche globaliste, terzomondiste e anti-occidentali del red set europeo.

Infine, in tempi recenti, il Papa ha dipinto come relativo il ruolo della religione cristiana, a suo dire solamente un modo come tanti di rappresentare Dio, il quale è stato poi bollato come identità dubbia e non unica, aprendo a pluralismi e panteismi, da SEMPRE rigettati dal Cristianesimo. Qui a farne le spese sono 15 secoli di dottrine cristologiche, con buona pace di Sant’Agostino, di Nicea e dei grandi concili che hanno costruito e plasmato la fede cristiana. Si vede che il buon Papa è più dotto di Eudossio, di Cirillo di Alessandria, di Nestorio, di Eutiche e di Flaviano, coloro che hanno plasmato l’attuale concezione di Dio.

Viganò, inoltre, si segnala per avere composto altre lettere di denuncia nei confronti di Bergoglio, all’interno delle quali egli evidenziò come le volontà che portarono l’attuale Papa al soglio pontificio fossero guidate da poteri che volevano determinare una nuova chiesa, più allineata alla politica pro-immigrazione e pro-multiculturalismo che prendeva piede in Europa nei salotti salonkommunist. Per alcuni cardinali, addirittura, la nomina di Papa Francesco non sarebbe neanche legittima, ma si tratterebbe di un anti-Papa dal momento che le pratiche che lo portarono al potere durante il cum clave sarebbero state imposte in virtù di un preciso disegno. Viganò, in un’altra lettera, sottolinea come il caso dei vescovi, soprattutto americani, colpevoli di gravi atti di pederastia fossero già noti a Bergoglio prima del suo mandato, ma che questi si fosse prodigato per nasconderli e, successivamente, portarli alla luce, ma senza sostituire quelle persone chiave tanto importanti per la sua gestione della Chiesa. Non a caso, infatti, Edgar McCarrick, vescovo americano che ha ricoperto ruoli di gestione delle cattedrali delle metropoli statunitensi, venne nominato consigliere di Bergoglio dallo stesso Papa nonostante le accuse a suo carico fossero già note dai tardi anni Ottanta. La sua pederastia omosessuale venne taciuta da Francesco durante tutti gli ultimi anni, è bene notare come questa figura fosse fondamentale per il Papato attuale al fine di racimolare appoggio e seguito in America, un territorio che McCarrick conosceva bene, fino a che le accuse divennero talmente assordanti che lo stesso vescovo diede le dimissioni al Papa nel 2018. Il Papa, però, prese pochi provvedimenti per contrastare il problema e lo stesso consigliere McCarrick si dimise non per ordine del Papa ma per sua volontà. Viganò a seguito di questi fatti, da lui giudicati come ributtanti, insistette nella necessità dell’abdicazione del Papa e di tutti coloro che dovevano conoscere bene la situazione di corruzione e di abusi di McCarrick.

Su queste basi liberal, un poco marxiste, un poco globaliste, un poco dubbie e ricche di nascondimenti per fini più pragmatici che il proselitismo e la pietas cristiana, sicuramente basate su assunti teologici infondati, incoerenti, balbettanti nell’adempiere i disegni sociali imposti dalla politica europea e frutto di uno studio cristologico pressoché nullo, dove finirà il Cristianesimo? Forse già esso non esiste più nell’istituzione della Romana Chiesa, ma al suo posto si erge zoppicante una grande bugia, secondo alcuni in odore di eresia: un catto-comunismo cosmopolita e multi-religioso, panteista, privo di fondamenta teoretiche e di identità, ma disposto a tutto pur di non soccombere di fronte alla società moderna.

In questa visione, Dio non può che divenire un contenitore vuoto, privo d’identità e di risoluti valori, un elemento accessorio e relativo a seconda del gusto soggettivo di ognuno, che si può fare e disfare a piacere a seconda dell’ideologia modaiola in voga. Un Dio ed una religione cristiana buona solo a legittimare le politiche disposte con tanto zelo dai politicanti atei e materialisti che dimorano in questa sciatta ed orfana società, il cui unico Dio è l’Io.

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